il punto di vista

di Paolo Di Lullo

Europa, Innovazione e Imprese: il punto di vista della Commissione attraverso la Camera di Commercio Belgo Italiana a Bruxelles

In un contesto europeo in costante trasformazione, dove le parole chiave sono digitalizzazione, sostenibilità e competitività, il ruolo delle istituzioni intermedie diventa sempre più strategico. Tra queste, la Camera di Commercio Belgo Italiana a Bruxelles rappresenta da anni un punto di riferimento per le imprese italiane che desiderano comprendere da vicino le politiche comunitarie e accedere alle opportunità offerte dai programmi europei.

Abbiamo incontrato, durante una missione istituzionale svoltasi dall’ 8 all’ 11 settembre scorso, il  Dr. Giorgio De Bin Segretario Generale della Camera di Commercio Belgo Italiana  a Bruxelles per approfondire il punto di vista della Commissione Europea sui due grandi pilastri che orienteranno il futuro dell’economia: la transizione digitale e la sostenibilità.

Intervista

Segretario, la Commissione Europea parla spesso di transizione digitale come chiave per la competitività del sistema produttivo. Dal suo osservatorio a Bruxelles, come vede l’impatto reale di questa trasformazione sulle PMI italiane? E quali sono oggi i programmi più rilevanti a loro sostegno?

La digitalizzazione è la rivoluzione del nostro tempo. In ogni settore, dall’utilizzo dell’intelligenza artificiale alla robotica chirurgica, il suo impatto storico ed economico è superiore a quello registrato dopo la seconda rivoluzione industriale o dopo l’avvento di Internet. Osservando il panorama italiano, con le dovute eccezioni, notiamo che le nostre PMI sono in ritardo rispetto alla media europea. Anche se il 70,2% di queste ha raggiunto almeno un livello base di intensità digitale, solo l’8,2% delle imprese italiane ha adottato l’intelligenza artificiale. Nonostante l’Italia detenga una posizione di leadership nelle tecnologie strategiche come la quantistica e i semiconduttori, l’attuazione della “transizione 5.0” procede a rilento, confermando che la competitività delle nostre imprese ha un enorme margine di crescita in termini di internazionalizzazione ed efficienza in tutti i settori e le dimensioni.

La creatività, la passione, l’eccellenza e la capacità di risolvere i problemi, unanimemente riconosciute al savoir-faire delle aziende italiane, non potranno che essere amplificate dalla trasformazione digitale, a condizione che questa sia messa al servizio dell’organizzazione e dell’ottimizzazione dei processi. In questo senso, l’Unione Europea ha sviluppato diversi programmi e regolamenti per facilitare il completamento della digitalizzazione. Tra questi, il “mercato unico digitale”, la “bussola europea per il digitale”, la “strategia europea per i dati” e il “programma Europa digitale 2030”, nonché una parte dei fondi di “investEU”.

“Digital Europe”, ad esempio, è uno di questi programmi strategici che distribuiscono finanziamenti mirati a sostegno dell’industria, delle PMI e della pubblica amministrazione per la loro conversione al digitale. Si va dal supercalcolatore all’intelligenza artificiale, fino alla sicurezza informatica.

Oppure “APPLY AI”, la recentissima strategia dell’UE per l’AI volta a migliorare la competitività dei settori strategici e a rafforzare la sovranità tecnologica dell’UE. L’obiettivo è incoraggiare l’uso dell’AI come potenziale soluzione ogni volta che le organizzazioni devono prendere decisioni strategiche o politiche, bilanciando rischi e benefici della tecnologia e promuovendo, al contempo, un approccio “buy European”.

La sostenibilità è al centro del Green Deal Europeo, ma molte imprese lamentano costi e complessità. Come intende la Commissione bilanciare l’obiettivo ambientale con la sostenibilità economica delle PMI?

La domanda è pertinente e quanto mai urgente. La nostra Camera riceve regolarmente lamentele e richieste di supporto da parte di PMI che hanno perso delle commesse a causa dei costi e delle difficoltà tecniche di adeguamento del ciclo produttivo alle normative europee green. Il rischio, paradossale ma reale, è quello di cadere nel dumping inverso: le imprese extraeuropee riescono ad accedere al mercato dell’Unione senza essere sottoposte a controlli di adeguamento della produzione ai criteri green e vendono i loro prodotti a un prezzo inferiore rispetto a quello del mercato interno, perché non devono sostenere i costi di adempimento dei requisiti green, a differenza delle loro concorrenti europee. La novità è che la Commissione Europea si è accorta della complessità del problema e ha avviato un processo di revisione delle normative in materia di sostenibilità ambientale per conciliare meglio obiettivi e requisiti, evitando di gravare eccessivamente le imprese di scadenze e oneri amministrativi a scapito delle loro performance e competitività. A tal proposito, il 26 febbraio 2025 la Commissione Europea ha adottato un pacchetto legislativo regolatore e semplificatore, l’“Omnibus I”, per armonizzare le sue normative in materia. Il pacchetto è rivolto alle imprese europee in difficoltà e mira a facilitarle nel raggiungimento degli obiettivi di sostenibilità, senza compromettere la loro crescita e competitività. Il pacchetto legislativo contiene una tassonomia UE più snella, una “Due Diligence” alleggerita con controlli ogni 5 anni e solo per i fornitori diretti, soglie più alte per la rendicontazione CSRD e una riduzione degli obblighi di disclosure. La novità più rilevante per le PMI è forse lo “stop al countdown”, approvato il 3 aprile 2025, che posticipa di due anni (per alcune categorie di imprese) la scadenza per la consegna della rendicontazione obbligatoria che certifica il soddisfacimento dei requisiti di sostenibilità.

Questa è solo la prima di una serie di proposte legislative pensate per semplificare il processo di rendicontazione, evitando carichi di lavoro eccessivi per le PMI e le aziende con minori risorse, pur mantenendo alto l’impatto ambientale positivo. È importante sottolineare che queste modifiche puntano a semplificare, non a eliminare l’esigenza di attrezzarsi: la sostenibilità aziendale rimane una priorità strategica e la trasparenza in ambito ESG sarà sempre più richiesta, al di là degli obblighi normativi.

Le Camere di Commercio italiane all’estero rappresentano un ponte naturale tra istituzioni europee e sistema produttivo. In che modo, oggi, la Commissione Europea ne valorizza il ruolo nella diffusione della cultura digitale e sostenibile?

Le Camere di Commercio italiane all’estero sono realtà cruciali per lo sviluppo commerciale delle PMI al di fuori dei confini nazionali: connettono ecosistemi diversi, sviluppano reti di professionisti e competenze e promuovono progettualità nel rispetto delle politiche vigenti a livello locale ed europeo. Per la loro natura di associazioni di imprenditori che aiutano altri imprenditori, sono ancora oggi il miglior strumento per le piccole e medie imprese italiane per comprendere e sviluppare, dal punto di vista del business, i processi di internazionalizzazione, incluse le politiche europee. Nella pratica, le Camere offrono supporto alle PMI tramite desk specifici, come il desk Europa della Camera di Commercio Belgo-Italiana, che permette di comprendere le dinamiche dell’Unione Europea, i vincoli, le potenzialità e le forme di ingaggio. Inoltre, la Camera Belgo-Italiana, scrivendo, gestendo e rendicontando diversi progetti europei finanziati dalla Commissione, ha sviluppato negli anni competenze di altissimo livello che mette a disposizione delle realtà italiane per aiutarle a comprendere come utilizzare e valorizzare i finanziamenti europei. Tali competenze vengono messe a disposizione attraverso iniziative che vanno dalla formazione, con corsi e master specifici, ai servizi di consulenza sulla tematica.

Conclusione

In un momento storico in cui l’Europa punta a un’economia più digitale, sostenibile e inclusiva, il dialogo tra imprese e istituzioni diventa cruciale.
Il punto di vista  del  Dr. De Bin Segretario Generale della Camera di Commercio Belgo Italiana conferma che il futuro delle imprese italiane passa per l’Europa: attraverso l’innovazione, la collaborazione e una visione condivisa che sappia unire progresso tecnologico e responsabilità ambientale.