Gianluca De Santis intervista Lara Tarquinio*
*Ordinario di Economia Aziendale, Coordinatrice del Master in Rendicontazione ESG e Delegata del Rettore per la Sostenibilità di Ateneo dell’Università degli Studi G. D’Annunzio Chieti-Pescara
L’attenzione alla sostenibilità non è più una scelta, ma una strategia di crescita e competitività. Le imprese si trovano oggi a confrontarsi con nuovi modelli di gestione, indicatori ESG e pratiche di rendicontazione che richiedono competenze specialistiche e una visione integrata tra economia, società e ambiente.
Per approfondire il tema, abbiamo chiesto a Lara Tarquinio, Ordinario di Economia Aziendale, Coordinatrice del Master in Rendicontazione ESG e Delegata del Rettore per la Sostenibilità di Ateneo dell’Università degli Studi G. D’Annunzio Chieti-Pescara, di raccontarci come sta evolvendo il rapporto tra imprese, università e istituzioni nella costruzione di una vera cultura della sostenibilità.
Professoressa, oggi la sostenibilità – ambientale, sociale e di governance – è diventata un elemento chiave per la competitività delle imprese. In che modo i criteri ESG stanno trasformando la gestione aziendale e quali sono, secondo lei, le principali sfide che le imprese italiane devono affrontare per integrare davvero la sostenibilità nei propri modelli di business?
Per rispondere alla sua domanda, è utile fare riferimento ai risultati di una recente survey condotta da BDO su 418 aziende di piccole, medie e grandi dimensioni, distribuite in 36 Paesi, tra cui l’Italia. L’indagine si è proposta di analizzare come le imprese stanno integrando i temi della sostenibilità nelle proprie strategie e di documentare le variazioni nei budget 2025 destinati a tali tematiche.
I risultati sono significativi: l’83% dei rispondenti riconosce che la sostenibilità rappresenta un fattore di vantaggio competitivo. Nonostante il rallentamento normativo e il clima di incertezza generato da alcune recenti interventi sui temi della sostenibilità, le imprese coinvolte hanno mantenuto, e in molti casi incrementato, i fondi destinati a tale fine.
Tuttavia, solo il 25% delle aziende dichiara di avere un programma di sostenibilità ben strutturato. Le ragioni di questa percentuale contenuta sono molteplici: gli investimenti in sostenibilità comportano costi significativi, le competenze interne non sempre sono adeguate, e questo è particolarmente vero per le piccole imprese. Inoltre, la complessità e la rapidità dei cambiamenti normativi europei hanno generato incertezza nel mondo imprenditoriale e, a dire il vero, anche tra altri attori coinvolti.
Integrare la sostenibilità nei modelli di business significa innanzitutto collocarla al centro della strategia aziendale. È fondamentale esplicitare il valore delle iniziative sostenibili in termini di miglioramento dell’efficienza, gestione dei rischi e vantaggio competitivo. Occorre investire nella formazione del personale e nella selezione di figure professionali capaci di guidare la transizione verso modelli più sostenibili, promuovendo al contempo un dialogo costante e inclusivo con tutti gli stakeholder.
Si tratta di un vero e proprio cambio di passo. Molte imprese italiane, in particolare le PMI, sono ancora ancorate a una cultura gestionale più orientata al breve termine. La sostenibilità, invece, richiede una visione strategica di lungo periodo, e questo può generare resistenze interne. Superarle è possibile solo attraverso un impegno consapevole e condiviso, che riconosca nella sostenibilità non un vincolo, ma un’opportunità di crescita, innovazione e resilienza.
Attraverso l’Osservatorio sulla Rendicontazione di Sostenibilità delle aziende abruzzesi (ORSA), analizzate le pratiche di rendicontazione del territorio. Quali tendenze emergono?
L’Osservatorio sulla Rendicontazione di Sostenibilità delle Aziende abruzzesi (ORSA), attivato presso il Dipartimento di Economia dell’Università degli Studi “G. d’Annunzio” e coordinato dal Prof. Michele Rea, svolge un monitoraggio periodico delle pratiche ESG adottate da imprese, enti pubblici e organizzazioni non profit del territorio abruzzese.
L’ultimo rapporto, pubblicato ad aprile 2025, ha evidenziato che nel 2023 il 36% delle grandi imprese abruzzesi ha pubblicato un bilancio di sostenibilità, una percentuale superiore alla media nazionale, che si attesta al 28,2%. Tuttavia, il 65% di queste imprese ha avviato il processo di rendicontazione solo di recente, segno di un interesse crescente ma ancora in fase iniziale. I GRI standards risultano essere quelli più frequentemente adottati.
Per quanto riguarda le PMI, il quadro è ancora più limitato: solo il 9% delle 200 aziende del campione dispone di una sezione dedicata alla sostenibilità sul proprio sito web, e appena 7 imprese (3,5%) hanno pubblicato almeno un report di sostenibilità.
Prima delle modifiche proposte alla Corporate Sustainability Reporting Directive (CSRD), in Abruzzo 104 grandi imprese sarebbero rientrate nell’obbligo di rendicontazione a partire dal 2026. Tuttavia, le modifiche attualmente in fase di discussione e approvazione, che prevedono soglie dimensionali più elevate, ridurranno il numero di aziende soggette all’obbligo, modificando significativamente il perimetro di applicazione.
Lei coordina anche il Master in Rendicontazione ESG dell’Università “G. d’Annunzio”. Quali sono le competenze più richieste oggi dalle imprese e quali profili professionali stanno nascendo attorno al mondo della sostenibilità e della rendicontazione?
Il processo di transizione del sistema economico in chiave di sostenibilità coinvolge in maniera trasversale i settori e le professioni richiedendo competenze green a tutti i livelli professionali. Numerosi rapporti, elaborati da organizzazioni internazionali (ad esempio il World Economic Forum) e nazionali, tra i quali proprio quelli pubblicati da Unioncamere, evidenziano come nei prossimi anni crescerà la richiesta di sustainability specialist, sustainability manager, consulenti di sostenibilità e, più in generale, di professionisti con competenze nell’ambito dei green jobs.
In qualità di Delegata del Rettore per la Sostenibilità, in che modo università, imprese e istituzioni possono collaborare per far evolvere la cultura della sostenibilità da mero adempimento normativo a leva strategica per la competitività e la reputazione del territorio abruzzese?
Come già sottolineato, l’interesse verso i temi della sostenibilità è cresciuto progressivamente nel tempo. È ormai evidente che uno sviluppo insostenibile non consente di guardare al futuro con fiducia, e pertanto non può essere considerato un’opzione percorribile. In questo scenario, le università rivestono un ruolo elettivo nel promuovere e diffondere le logiche della sostenibilità, grazie alle funzioni fondamentali che le caratterizzano: didattica e formazione, ricerca, e collaborazione con la comunità esterna.
Le università sono al tempo stesso agenti e soggetti del cambiamento. In quanto agenti, attraverso la didattica e la formazione, esse possono contribuire alla trasformazione della società, educando le nuove generazioni alla gestione delle criticità socio-ambientali, sostenendo il dibattito pubblico e favorendo l’affermazione di politiche socio-economiche e ambientali orientate alla sostenibilità.
Per quanto riguarda la funzione di ricerca, l’attenzione crescente verso le tematiche dello sviluppo sostenibile consente di diffondere principi, valori e conoscenze che non solo guidano l’agire sostenibile dell’università stessa, ma supportano anche le altre organizzazioni nel loro percorso di transizione.
I principi e i valori della sostenibilità devono costituire la base delle relazioni tra università, imprese, territori e, più in generale, con tutti gli stakeholder. Solo attraverso uno sforzo congiunto è possibile ricercare soluzioni innovative per modelli di sviluppo sostenibili e co-creare conoscenza, innovazione e valore.
Come spesso amo ricordare, la sostenibilità è un viaggio, fatto di tanti piccoli passi, da compiere insieme: settore pubblico, privato, società civile e singoli individui. È questa la visione promossa dal Goal 17 dell’Agenda 2030, che invita alla costruzione di partenariati solidi e inclusivi per il raggiungimento degli obiettivi comuni.



