Gianluca De Santis
Responsabile ufficio "Digitalizzazione, orientamento al lavoro e supporto alle Imprese"

Humetry, dal motorsport alla salute delle persone: quando i dati umani diventano previsione

Intervista di Gianluca De Santis

Il Premio Visionaria 2025 per la migliore startup è stato assegnato al progetto Humetry, un’innovazione che nasce nel motorsport ma che ora ha esplorato altri ambiti, dalla sanità alla sicurezza sul lavoro. Ne parliamo con Davide Venditti, founder insieme al fratello Fabio di Formula Center Italia, la realtà che ha lanciato e sviluppato il progetto Humetry con base in Molise.

Humetry affonda le sue radici nel motorsport. Quanto ha inciso la vostra esperienza diretta in Formula 4 e nel racing professionale nel far nascere l’idea di monitorare in modo avanzato i parametri vitali dei piloti?
Ha inciso in maniera determinante. Il motorsport è uno degli ambienti più estremi e tecnologicamente avanzati al mondo. In Formula 4 abbiamo vissuto in prima persona cosa significhi sottoporre il corpo umano a stress termici, cognitivi e cardiovascolari estremi. In pista tutto è monitorato: pressione gomme, temperature, assetti, telemetria del veicolo. L’unico elemento che non veniva analizzato con la stessa precisione era il pilota. Questa asimmetria ci ha colpito. L’auto era un sistema intelligente, il pilota no. Da lì è nata l’intuizione: portare la logica della telemetria, tipica del motorsport, dentro il corpo umano. Non per curiosità tecnologica, ma per sicurezza e performance. Il motorsport ci ha insegnato una cosa fondamentale: il dato in tempo reale salva secondi… e a volte salva vite.

All’inizio la tecnologia era pensata esclusivamente per la pista. Quando avete capito che ciò che funzionava nel motorsport poteva essere esteso alla sanità, allo sport e alla sicurezza delle persone?
Lo abbiamo capito quando abbiamo iniziato a leggere i dati in chiave clinica, non solo prestazionale. Monitorando parametri come ECG continuo, saturazione, variabilità cardiaca, stress termico, ci siamo resi conto che stavamo raccogliendo informazioni che avevano valore sanitario, non solo sportivo. Il passaggio mentale è stato questo: se possiamo monitorare un pilota sotto stress a 250 km/h, possiamo monitorare un paziente fragile a casa sua. Il modello è rimasto lo stesso: raccolta multiparametrica in tempo reale, trasmissione sicura del dato, analisi intelligente. È cambiato il contesto applicativo. Da lì Humetry è diventato una piattaforma trasversale: motorsport, sport professionistico, telemedicina, sicurezza sul lavoro, difesa. Il motorsport è stato il laboratorio estremo. La sanità è stata l’evoluzione naturale.

Durante Visionaria avete detto che Humetry non è un oggetto tecnologico ma una piattaforma che connette e rende intelligenti i dati umani. Cosa intendete?
Intendiamo che il valore non risiede nell’hardware: il dispositivo rappresenta soltanto il punto di accesso al dato. L’asset centrale è l’ecosistema, fondato sull’acquisizione multiparametrica certificata, con integrazione di sensori eterogenei, trasmissione sicura e continua, interoperabilità con i sistemi sanitari, algoritmi predittivi e dashboard decisionali. Humetry non è un wearable, ma un’infrastruttura di telemetria umana. Come nel motorsport non conta il sensore in sé, bensì la capacità di leggere, correlare e interpretare i dati in tempo reale, allo stesso modo la piattaforma trasforma il dato biologico in informazione decisionale. La differenza è tra misurare e comprendere: noi lavoriamo sulla seconda dimensione.

Quanto hanno contato i vostri percorsi personali nel modo in cui è nato Humetry? E oggi cosa del vostro background vi aiuta di più?
Hanno contato moltissimo: il motorsport ci ha insegnato disciplina, gestione del rischio e capacità di prendere decisioni sotto pressione, in un contesto in cui l’errore ha un costo immediato e concreto. Questo approccio è stato trasferito nel progetto attraverso un’attenzione maniacale alla sicurezza, l’ossessione per l’affidabilità del dato, una visione sistemica e il lavoro in team multidisciplinare. Oggi ciò che ci aiuta di più è proprio questa mentalità, che porta a ragionare in termini di performance con responsabilità. Humetry opera in ambiti critici come salute, sicurezza e difesa, dove non esiste margine per l’improvvisazione, e questo background ci ha resi molto concreti, poco teorici e fortemente orientati all’esecuzione.

Vi sentite ancora una startup o già un’impresa? Come vi vedete tra 5 anni?
Siamo in una fase di transizione: non siamo più una startup nel senso romantico del termine perché disponiamo di tecnologia proprietaria, casi applicativi, partnership e di una roadmap industriale chiara, ma non siamo ancora una corporate consolidata. Oggi siamo un’impresa in fase di strutturazione industriale. Tra cinque anni ci vediamo come una piattaforma di riferimento per il telemonitoraggio multiparametrico in Europa, un player integrato nei sistemi sanitari e nei contesti di sicurezza avanzata e un’azienda capace di produrre, certificare e scalare tecnologia ad alto impatto. L’obiettivo non è soltanto crescere in fatturato, ma creare uno standard: se il motorsport è stato il punto di partenza, il traguardo è rendere la telemetria umana una normalità, non un’eccezione.