l'editoriale
Antonella Marrollo
Presidentessa Comitato imprenditoria femminile
Dalla teoria alla pratica: le camere di commercio guidano le PMI nella sfida della sostenibilità ESG.
Gianluca De Santis intervista Antonio Romeo* *Direttore di DINTEC e Dirigente Area Innovazione e Digitale, Registro Imprese La sostenibilità non è più solo una questione di valori, ma un fattore determinante per la competitività e l’accesso ai mercati. Il sistema...
Dalla teoria alla pratica: le camere di commercio guidano le PMI nella sfida della sostenibilità ESG.
Gianluca De Santis intervista Antonio Romeo*
*Direttore di DINTEC e Dirigente Area Innovazione e Digitale, Registro Imprese
La sostenibilità non è più solo una questione di valori, ma un fattore determinante per la competitività e l’accesso ai mercati. Il sistema delle Camere di commercio, attraverso DINTEC e la rete dei Punti Impresa Digitale (PID), ha messo a disposizione delle imprese strumenti concreti per accompagnarle nel percorso ESG.
Ne parliamo con Antonio Romeo, Direttore di DINTEC e Dirigente Area Innovazione e Digitale, Registro Imprese e coordinatore delle iniziative camerali su innovazione e sostenibilità.
La sostenibilità è ormai una leva strategica anche per le piccole e medie imprese. Quali sono, secondo la vostra esperienza, le principali difficoltà che le imprese italiane incontrano nell’integrare criteri ESG nei propri modelli organizzativi e gestionali?
Il tema è oggi centrale per il futuro competitivo delle PMI italiane. In base alle esperienze più ricorrenti maturate nelle attività di supporto alle Camere di commercio e alle imprese, le principali difficoltà nell’integrazione dei criteri ESG (Environmental, Social, Governance) possono essere ricondotte ai seguenti punti deboli:
- Carenza di competenze e cultura manageriale ESG: molte imprese non dispongono – o non hanno ancora identificato – figure chiave dedicate alla pianificazione, raccolta e analisi dei dati ambientali e sociali a supporto della governance aziendale. Di conseguenza, faticano a definire percorsi e obiettivi di crescita sostenibile, attivandosi spesso solo quando sollecitate da stakeholder esterni.
- Incertezza regolatoria: l’evoluzione del quadro normativo europeo (CSRD, Tassonomia UE, direttiva sulla due diligence, Pacchetto Omnibus, ecc.) ha generato confusione in un ambito, quello della sostenibilità, ancora poco chiaro e complesso per molte PMI. Questo rende difficile comprendere quali siano gli obblighi realmente applicabili e tradurli in pratiche operative concrete.
- Assenza di strumenti e risorse adeguate: l’integrazione dei criteri ESG richiede investimenti in tecnologie, formazione, digitalizzazione e sistemi di misurazione. Le imprese, tuttavia, incontrano spesso difficoltà ad accedere a finanziamenti agevolati legati alla sostenibilità, percependo così l’ESG più come un costo che come un investimento strategico di lungo periodo.
In sintesi, pur registrandosi un crescente interesse verso la sostenibilità, molte PMI mancano ancora di strumenti, competenze e orientamento strategico per trasformarla in un reale vantaggio competitivo. Le leve più efficaci per superare questi ostacoli sono, a nostro avviso la formazione e l’aggiornamento del personale, la digitalizzazione dei processi in chiave ESG (monitoraggio, reporting, comunicazione) e la collaborazione lungo la filiera e con gli stakeholder territoriali, per favorire la diffusione e la condivisione di buone pratiche già adottate da imprese virtuose.

Con il servizio di autovalutazione “SUSTAINability”, la rete dei PID, con il coordinamento di Unioncamere e DINTEC, aiutano le imprese a misurare il proprio livello di maturità in ambito ESG. Come funziona questo strumento e quali risultati avete riscontrato dalle prime applicazioni?
Il servizio “SUSTAINability – l’abilità di essere sostenibile”, sviluppato da UNIONCAMERE e DINTEC – Consorzio per l’innovazione tecnologica e messo a disposizione delle imprese attraverso la rete dei PID – Punti Impresa Digitale, rappresenta uno strumento molto utile per rispondere ai fabbisogni sopra evidenziati. Supporta infatti le imprese nel tradurre i criteri ESG nel proprio contesto aziendale in modo semplice, accessibile e misurabile.
Il servizio si basa su un questionario di autovalutazione guidata, progettato per aiutare le imprese a:
- Misurare il proprio livello di maturità ESG, ossia quanto i principi ambientali, sociali e di governance siano integrati nei processi aziendali.
- Identificare punti di forza e aree di miglioramento, così da orientare le azioni future.
- Confrontarsi con benchmark di settore o per dimensione, grazie alla base dati nazionale raccolta dal sistema camerale.
- Valutare il livello di digitalizzazione sostenibile, cioè la capacità di utilizzare le tecnologie digitali per migliorare le proprie performance ESG.
Le imprese possono scegliere se misurarsi su una sola dimensione (ambientale, sociale o di governance) oppure su tutte e tre. Al termine della compilazione, ricevono automaticamente un report personalizzato che restituisce il posizionamento sui tre ambiti ESG, la tipologia di SDGs (Obiettivi di Sviluppo Sostenibile ONU) intercettati, il livello di compliance rispetto agli standard VSME e GRI nonché una valutazione complessiva della maturità ESG, classificata su quattro livelli: “iniziale”, “avviato”, “consapevole” e “avanzato”.
Il questionario è disponibile online, gratuito, e può essere compilato in autonomia oppure con il supporto di un PID territoriale, che aiuta l’impresa a interpretare i risultati e pianificare le azioni successive.
Dall’analisi delle oltre 7.000 imprese che hanno già utilizzato il servizio emerge un quadro di sistema imprenditoriale in evoluzione, nel quale digitalizzazione e sostenibilità avanzano in parallelo ma non ancora in modo pienamente integrato. Le imprese italiane stanno compiendo progressi significativi in entrambe le direzioni; tuttavia, la sfida principale resta quella di coniugare le due dimensioni, utilizzando il digitale come leva strategica per accelerare la transizione verso modelli di business più sostenibili, resilienti e competitivi.
Il sistema delle Camere di commercio sta diventando un punto di riferimento per accompagnare le imprese nella doppia transizione, digitale e sostenibile. In che modo la rete dei PID può contribuire a diffondere una cultura della sostenibilità concreta e misurabile?
La vera forza della rete camerale, e in particolare dei PID risiede nella capacità di trasformare la sostenibilità da concetto astratto a leva operativa per l’innovazione e la competitività delle imprese. La doppia transizione, digitale e verde, non rappresenta infatti due percorsi distinti, ma complementari.
Negli ultimi due anni i PID hanno supportato un numero crescente di imprese nell’utilizzo del digitale come acceleratore dei processi ESG, attraverso corsi, eventi, progetti e incentivi che favoriscono l’adozione di strumenti in grado di rendere i processi aziendali più efficienti, organizzati e resilienti.
L’obiettivo è far comprendere, con iniziative concrete, che innovazione tecnologica e sostenibilità sono due facce della stessa medaglia: entrambe orientate all’efficienza, alla trasparenza e alla competitività.
Attraverso strumenti come SUSTAINability e i diversi assessment digitali – da SELFI4.0 e Zoom 4.0 per la digitalizzazione dei processi, a Digital Skill Voyager per l’analisi delle competenze digitali dei lavoratori, fino a Cyber Check per la valutazione del livello di sicurezza informatica – i PID offrono alle imprese un metodo strutturato per misurare il proprio livello di maturità tecnologica, organizzativa e ora anche ESG.
Questo approccio data-driven consente di basarsi su evidenze concrete, e non su percezioni, permettendo di costruire piani di miglioramento personalizzati e realmente orientati alla crescita sostenibile.
Guardando ai prossimi anni, quali saranno, a suo avviso, le priorità su cui il sistema camerale dovrà investire per sostenere le imprese nel percorso ESG e nella rendicontazione di sostenibilità?
Il ruolo del sistema camerale nei prossimi anni sarà sempre più quello di facilitatore e accompagnatore delle imprese nella trasformazione verso modelli sostenibili, trasparenti e digitalmente evoluti.
Le Camere di commercio dovranno potenziare le proprie strutture interne e la rete dei PID per continuare a offrire sportelli specialistici ESG e servizi di tutoraggio personalizzato, su innovazione e digitale.
In questo contesto, sarà fondamentale la collaborazione con gli Enti di Ricerca e con le strutture territoriali (Competence center, Eurpean Digital Innovtion Hub, ecc.) per promuovere l’utilizzo di tecnologie abilitanti – come IoT, intelligenza artificiale, blockchain e data analytics – per raccogliere, monitorare e validare i dati ESG in modo affidabile e integrato nei processi aziendali.
Sarà inoltre importante sostenere la creazione e l’aggiornamento di strumenti digitali e metodologie semplificate, coerenti con gli standard europei, che consentano alle PMI di calcolare i propri impatti ESG, definire KPI e obiettivi di miglioramento, e predisporre report sintetici e comparabili.
Il sistema camerale può così agire come un hub territoriale capace di connettere imprese, enti locali, università, cluster e associazioni per condividere buone pratiche, costruire filiere e distretti sostenibili e favorire l’accesso a finanziamenti e bandi europei dedicati alla transizione verde.
In conclusione, le priorità per il sistema camerale possono essere riassunte in quattro parole chiave: competenze, strumenti, innovazione e reti territoriali.
Solo in questo modo la sostenibilità potrà diventare una leva strutturale di innovazione per il tessuto produttivo italiano, non un obbligo da subire, ma un’opportunità concreta di crescita e competitività.
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