Ombre e luci del turismo culturale in Abruzzo

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Un Viaggio tra potenzialità e sfide

“Tutta la varietà, tutta la delizia, tutta la bellezza della vita è composta d’ombra e di luce”.

Lev Nikolaevič Tolstoj nel 1857 faceva visita a quella che sarebbe diventata 4 anni più tardi la prima capitale del regno d’Italia dopo l’unificazione: Torino. Parole profetiche? Non so, ma di fatto dopo gli eventi di Garibaldi si palesò quel fenomeno che oggi viene chiamato “economia dualistica”: aree economicamente diverse di uno stesso territorio, una avanzata e l’altra arretrata, per struttura o per meccanismi di funzionamento.
Varie sono le linee di pensiero sul motivo, ma quel che è certo è che tale fenomeno è molto sentito oggi (altrimenti non si parlerebbe ancora di aree del Mezzogiorno), ripercuotendosi sui settori più disparati, tra cui anche il turismo, e in particolare quello culturale.

A fine pandemia l’ISTAT condusse un’indagine molto interessante sullo stato dell’arte di questa branca di settore che raccoglie in sé tutto ciò che riguarda le mete culturali, storiche, paesaggistiche e artistiche in Italia, da qua le luci e le ombre della nazione e in particolare della nostra regione.
Si è deciso di prendere il 2019 come anno di riferimento per lo studio, in quanto periodo neutrale agli accadimenti pandemici e post pandemici; scopo di tale scelta è stato quello di dare maggior attendibilità ai risultati della ricerca.

Partendo dall’analisi delle vocazioni turistiche a livello regionale in Italia, è stato possibile osservare che vi é una prevalenza delle presenze con vocazioni culturali nelle regioni del Centro Italia e della Campania. In particolare il Lazio, l’Umbria e la Campania presentano valori superiori all’80%, con il Lazio influenzato principalmente da Roma, mentre Napoli per la Campania.
Altre regioni come Toscana, Sicilia, Emilia-Romagna, Marche e Trentino-Alto Adige registravano dati superiori alla media nazionale, tutte con presenze per comuni a vocazione culturale superiori al 70%.
Al contrario, Abruzzo e Molise si collocavano alla coda della graduatoria con valori inferiori al 25%.
Andando nel dettaglio il turismo culturale contribuiva al 66,4% degli arrivi, al 69% dei pernottamenti e al 67% dei viaggi totali in Italia.

Da tale studio quindi l’Abruzzo emerge come una regione con una particolare composizione in termini di vocazioni turistiche. Con una quota di comuni a vocazione culturale del 4,2%, supera addirittura il Lazio in questa specifica categoria. Questo risultato è principalmente attribuibile alla presenza di numerose aree abruzzesi con doppia vocazione, abbracciando sia l’aspetto culturale che quello montano, tipici delle zone interne dell’Appennino centrale.
Tuttavia la regione mostra una presenza limitata di viaggi orientati alla cultura e ai musei.

Una spiegazione plausibile è che le potenzialità della regione non siano ancora state completamente sfruttate o promosse efficacemente.

Inoltre, la quasi assenza di visitatori museali, pari allo 0,3%, nonostante una discreta dotazione del 2,3%, potrebbe indicare un’opportunità di miglioramento nella promozione delle attrazioni culturali della regione. Ultimo aspetto, ma non per importanza, l’indicatore di “vuoto culturale”, ovvero quei comuni privi di qualsiasi offerta turistica culturale.
Il fenomeno colpisce quasi un terzo dei comuni italiani (31,9%), dove Piemonte, Lazio e Liguria rappresentano le uniche regioni del Centro-Nord con un numero di comuni privi di infrastrutture culturali oltre la media nazionale.  Nel sud l’Abruzzo evidenzia la percentuale di comuni senza offerta culturale più alta della media nazionale, posizionandosi accanto al Molise.
Nella maggior parte dei casi il motivo di questi “vuoti”, caratterizzati da spazi scarsamente abitati e distanti dai centri urbani, sembrano presentare difficoltà a soddisfare il consumo culturale della comunità locale in quanto lontani o mal serviti per il raggiungimento del punto di interesse.
Gli obiettivi futuri includono la possibilità di superare l’isolamento culturale dei comuni attraverso la vicinanza a centri urbani più attivi, fornendo alle amministrazioni locali strumenti per la pianificazione delle attività e lo sviluppo turistico e culturale.

In conclusione è interessante notare che i viaggi all’interno della regione sono principalmente orientati verso attività paesaggistiche, indicando una forte attrazione per il ricco patrimonio naturale dell’Abruzzo (incidenza del 10% superiore alla media nazionale dell’8,9%).

Questo suggerisce che si potrebbe beneficiare ulteriormente dalla valorizzazione dei suoi tesori naturalistici, magari implementando strategie per collegare in modo più efficace le risorse culturali con i flussi turistici interni ed esterni.
Alla fine quel che si vuole dire è che purtroppo, in Italia, anche economie come quella del turismo, per cui l’intera penisola, senza distinzione, ha una forte vocazione, continuano a viaggiare a velocità diverse e l’Abruzzo ne è un esempio, in quanto solo per numero di comuni a vocazione culturale è superiore a diverse realtà del Nord e del Centro: le nostre ombre.

Ma riprendendo l’aforisma iniziale di Tolstoj, ombra e luce fanno la bellezza della vita, perché conoscendo le ombre, possiamo trovarne la luce.

Lorenzo Ruggiero
Punto Imprese Digitale della Camera di commercio Chieti Pescara. Nerd per vocazione, appassionato di numeri, digitale e tecnologie energetiche ma non disdegno una bella serata passata a suonare le note del mio pianoforte: tra colonne sonore e musica made in "Nippon", di cui mi affascinano da sempre cultura e intrattenimento.

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