Il rilancio degli investimenti pubblici e il riequilibrio dei divari territoriali sono alcuni dei pilastri su cui poggia la strategia europea di risposta alla crisi pandemica e alla più recente crisi energetica, che si caratterizza per la messa in campo di importanti strumenti di sostegno finanziario agli investimenti pubblici (con il programma Next generation EU). Tutte le principali organizzazioni internazionali concordano nell’attribuire in particolare agli investimenti in infrastrutture pubbliche un ruolo di primo piano per la ripresa dell’economia e per favorire la sua transizione verso un assetto più resiliente, inclusivo e sostenibile nella fase successiva all’emergenza.

In tale contesto si è inserito il “Programma Infrastrutture”, promosso e finanziato da Unioncamere, e coordinato da Uniontrasporti, al quale hanno aderito pressoché tutte le Camere di commercio, attraverso anche le proprie Unioni regionali. Le Camere di commercio di Chieti-Pescara e del Gran Sasso hanno sviluppato una serie di attività, a partire dalla fase di ascolto del sistema imprenditoriale che si è potuto esprimere sulle principali criticità infrastrutturali del proprio territorio, individuando così gli interventi in grado di migliorare la mobilità delle merci e delle persone in Abruzzo. Tutte queste indicazioni sono state raccolte in un documento strategico – il Libro Bianco sulle priorità infrastrutturali dell’Abruzzo – che ha individuato complessivamente 22 interventi strategici, di cui 8 con un livello di priorità maggiore: il raddoppio di due strade statali trasversali fondamentali come la SS650 di Fondo Valle Trigno e la SS652 Val di Sangro, il potenziamento di 3 linee ferroviarie (raddoppio Pescara-Roma, raddoppio Pescara-Bari e adeguamento L’Aquila-Rieti-Roma), l’adeguamento delle autostrade A24 e A25, il completamento della SS80 Teramo Mare e il potenziamento dei Porti di Ortona e Vasto.

Ciò che emerge in maniera evidente dalle analisi è che, a differenza di altri territori, l’Abruzzo non ha bisogno tanto di nuove infrastrutture, quanto piuttosto di migliorare ed efficientare la rete stradale e ferroviaria esistente. La stessa struttura orografica della regione certamente non aiuta: il 75% del territorio si sviluppa in aree montane con il 40% della popolazione che vive in comuni di montagna o collina interna. Questa situazione crea una vera e propria spaccatura tra le aree costiere e quelle interne, con un reale rischio di spopolamento di queste ultime. Quindi non ci si può sorprendere se il tasso di motorizzazione (numero auto ogni 1.000 abitanti) in Abruzzo sia superiore alla media italiana e ancor di più a quella europea, e se l’85% dei lavoratori e 1 studente abruzzese su 2 si muovano con il mezzo privato. Un’offerta ferroviaria limitata e una rete viaria poco efficiente creano quindi una serie di criticità che vanno dai continui fenomeni di congestione sulle strade abruzzesi, ad un livello di incidentalità superiore alla media, fino a situazioni caratterizzate da elevate emissioni inquinanti.

Nella situazione attuale, le imprese abruzzesi scontano già in partenza un forte gap di competitività come ampiamente dimostrato dalle analisi di impatto socioeconomico e ambientale realizzate da Uniontrasporti su alcuni determinati interventi infrastrutturali. In particolare, le due strade statali di fondo valle (Trignina e Val di Sangro) rappresentano il principale punto di debolezza per il sistema imprenditoriale abruzzese, in quanto aziende di un certo rilievo sono localizzate proprio a ridosso dei due assi stradali. Il solo potenziamento delle due statali – che prevede il raddoppio delle carreggiate – permetterebbe di ottenere benefici economici per il territorio pari ad almeno 2,4 volte il valore degli investimenti necessari, a conferma della tesi scientifica che la spesa per infrastrutture abbia un effetto moltiplicativo particolarmente ampio sulla crescita economica di un territorio.