Italia da record per i brevetti

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Intervista a Antonio Romeo – Direttore Dintec – Consorzio per l’Innovazione Tecnologica

Cosa emerge dall’analisi Unioncamere- Dintec in materia di brevettazione?
Le domande di brevetto pubblicate dall’EPO (European Patent Office) nel 2022 sono state 4.773, con una crescita del 5% rispetto al 2021. Inoltre, dal 2016 l’aumento delle domande italiane di brevetto europeo è risultato pressoché continuo, con una variazione del 33% tra il 2015 e il 2022, consentendo al nostro Paese di collocarsi alla quinta posizione per capacità inventiva nell’EPO tra i paesi UE e all’undicesima tra tutti i paesi del mondo.

Come si collocano le imprese italiane nei processi di innovazione e di protezione brevettuale?
L’88% delle domande di brevetto proviene da imprese, solo il 5% dagli Enti di ricerca e dalle Università e il restante 7% dagli inventori privati. Ed è proprio lo sviluppo delle capacità innovative delle imprese a fare la differenza: i brevetti provenienti dal settore produttivo sono cresciuti del 7% rispetto al 2021, segno di una forte accelerazione sul fronte dell’innovazione nel nostro Paese. Questo dato risulta particolarmente significativo se messo in relazione alla struttura del tessuto produttivo italiano, caratterizzato prevalentemente da micro e piccole imprese, caratterizzate da una minore propensione all’innovazione e, quindi, di conseguenza alla brevettazione.

E secondo lei perché questi numeri, a cosa è dovuto l’aumento?
Questo aumento può essere attribuito a diversi fattori chiave. Innanzitutto, è ascrivibile ad una spinta innovativa del tessuto produttivo, probabilmente anche per effetto del PNRR. In secondo luogo, la brevettazione potrebbe riflettere una maggiore consapevolezza sull’importanza della protezione della proprietà industriale da parte delle imprese e degli innovatori. I brevetti offrono diritti esclusivi su un’innovazione e possono fungere da incentivo per investimenti ulteriori nella ricerca e nello sviluppo. Infine, le politiche di sostegno messe in campo dai governi che si sono succeduti negli ultimi anni con misure specifiche sul fronte della proprietà industriale (Brevetti +, Patent box, ecc.), hanno favorito il raggiungimento di questi risultati.

Il Covid paradossalmente ha dato una scossa?
A seguito della pandemia si è registrata una tendenza crescente delle innovazioni e della ricerca nel settore farmaceutico e sanitario: questo ha determinato delle indubbie ripercussioni sulla capacità di brevettazione delle imprese e dei centri di ricerca in questi ambiti. Ad esempio, nel periodo post-pandemico, si sono registrate diverse domande di brevetto connesse alla produzione di tamponi.

Cosa andrebbe cambiato per spingere le PMI a brevettare? Occorrerebbero più risorse economiche, meno passaggi burocratici?
Sicuramente la presenza di incentivi è fondamentale per favorire i processi di brevettazione, soprattutto nelle PMI. Anche la semplificazione delle procedure di protezione ha delle indubbie ripercussioni positive: a tal riguardo, il c.d. “brevetto unitario” può determinare un’accelerazione nel processo di deposito dei brevetti in Europa. Ma ritengo che la leva su cui agire in modo incisivo per favorire i processi di tutela della proprietà industriale sia la informazione e la creazione di consapevolezza nelle imprese. In questo il ruolo delle Camere di commercio, con la presenza dei centri di informazione sui brevetti (PIP – Patent Information Point  e PATLIB – Patent ibrary) può essere determinante per fornire assistenza alle imprese, ai ricercatori e agli inventori privati, diffondendo l’informazione brevettuale e offrendo servizi di primo ausilio all’utenza.

Nel Mezzogiorno, i dati parlano di un Abruzzo particolarmente attivo. E’ una sorpresa?
Nell’ultimo anno la crescita della brevettazione è stata trainata in modo significativo dalle attività di ricerca, sviluppo e innovazione del Mezzogiorno (+29%). In questa area geografica, le regioni più dinamiche sono risultate l’Abruzzo (+93%), la Campania (+46%) e la Puglia (+14%). A sorpresa, la provincia che l’anno scorso ha messo a segno una crescita straordinaria è quella di Chieti, che registra 63 domande pubblicate dall’EPO (47 in più rispetto alle 16 del 2021). Un risultato davvero lusinghiero, che stacca anche quello eccellente di Bologna (+38), Milano (+25) e di Bolzano e Pordenone (+22).

Quali sono i settori su cui puntare in futuro per ottenere brevetti?
Le Key Enabling Technologies (KET) che, per la loro applicazione ad un gran numero di attività produttive, sono fondamentali per la competitività delle imprese; esse hanno già raggiunto il 21% del totale, con un aumento dell’8% rispetto al 2021, e possono avere un potenziale di crescita ancora molto sostenuto nei prossimi anni.
Anche le tecnologie green, che aumentano del 23% rispetto al 2021, mostrano dei potenziali di crescita enormi, sia riguardo alla economia circolare, sia con riferimento alle tecnologie per le energie alternative (+72%) e a quelle relative al design dei prodotti (+66%).

Antonio Romeo

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