Dal secondo dopoguerra a oggi, passando per Visionaria

Nel 1949 un signore di nome John von Neumann, il padre dell’architettura dei computer moderni, ipotizzò la possibilità di strutturare programmi informatici capaci di replicare loro stessi.
Negli anni ‘70 apparve quello che sarebbe diventato il primo “worm”, un programma autoreplicante capace di saltare da un computer ad un altro, ma senza creare danno: Creeper.

Solo negli anni ’80 nasce il primo vero malware: Elk cloner, che tramite lo scambio ed il semplice inserimento di floppy disk nei calcolatori si rendevano inutilizzabili intere fila di computer.

Da allora ne è passato di tempo tra trojan, spyware, adware, ransomware, tutti con i più disparati scopi: divertimento per chi li diffonde, mandare un messaggio politico, dimostrare l’esistenza di vulnerabilità nel sistema, sabotare un servizio, trarre dei profitti rivendendo dati sensibili, oppure richiedendo un “riscatto”, per liberare il PC dal virus (anche se il più delle volte non c’è lieto fine).
I virus possono essere anche linee di codice inizialmente scritte con scopi positivi, ma la cui programmazione non è andata per il verso giusto.

Quello che si può fare per un problema ancora attuale e che bussa alla porta con più insistenza a causa della guerra in corso non è sperare di trovare un antivirus, un vaccino definitivo a questo male, ma piuttosto rinforzare le proprie difese immunitarie con dei multivitaminici, cosa che stanno già facendo InfoCamere e DINTEC a livello nazionale con i servizi di assessment del PID per la Cybersecurity.

Un servizio, spiega Alessio Misuri, che è derivato da una spinta al cambiamento, dettato dai rischi legati alla reputazione aziendale, ai furti di identità propri e dei clienti, alle ultime normative in fatto di privacy e all’incremento di cyberattacchi degli ultimi tempi. Tutto questo a causa delle funzioni aziendali che man mano si stanno sempre più esternalizzando, come afferma Andrea Lambiase di Axitea, tanto che si è venuto a creare un nuovo perimetro di difesa fuori dalle “mura” dell’azienda che necessita di particolare attenzione nei prossimi tempi.

Intanto in Abruzzo sono stati attivati corsi e indirizzi di studio scolastico in cybersecurity, come affermato da Paolo Raschiatore, presidente ITS Meccanica e Informatica Lanciano, ma l’educazione non può partire dalle scuole superiori secondo Fabio Fioravanti, docente di cybersecurity all’Università degli Studi Gabriele d’Annunzio: è un percorso che deve partire dai primi anni di insegnamento delle primarie e iterarsi anche oltre l’età lavorativa, per tutti coloro che usufruiscono delle tecnologie moderne, perché la prevenzione è la migliore arma per evitare l’aggravarsi di qualsiasi problema.

 

Lorenzo Ruggiero
Punto Imprese Digitale della Camera di commercio Chieti Pescara. Nerd per vocazione, appassionato di numeri, digitale e tecnologie energetiche ma non disdegno una bella serata passata a suonare le note del mio pianoforte: tra colonne sonore e musica made in "Nippon", di cui mi affascinano da sempre cultura e intrattenimento.

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